USA 2008 - 04. Arkansas
 ARKANSAS (6) Popolazione: 2.673.400 (29°)
Capitale: Little Rock (184.500) Governatore: Mike Beebe (D) Senato: Blanche Lincoln (D); Mark Pryor (D) Camera: Marion Berry (D); Victor Snyder (D); John Boozman (R); Mike Ross (D) L'Arkansas è il 23° stato più conservatore degli Stati Uniti. Nel 2004 il voto per il candidato repubblicano ha superato dell'7,3% la media nazionale e negli ultimi anni il trend è nettamente favorevole al GOP (soprattutto a causa dell'anomalia rappresentata da Bill Clinton - già governatore dello stato - nelle elezioni del 1992 e del 1996). Dopo aver scelto nettamente Jimmy Carter nel 1976 (64,9% contro il 34,9% di Gerald Ford) e averlo tradito, di pochissimo, nel 1980 contro Ronald Reagan (48,1% a 47,5%), l'Arkansas è diventato sempre più "rosso" con il passare degli anni. Con l'eccezione, appunto, delle elezioni vinte dal favourite son Bill Clinton. Tendenzialmente repubblicano alle presidenziali, l'Arkansas si trasforma in un feudo democratico (lo è sempre stato, per la verità) alle elezioni per il Governatore e il Congresso. Nel 2008, però, si voterà solo per il Senato (con la scontata rielezione di Mark Pryor) e la Camera (con nessuna sfida competitiva), dunque i Democratici potranno sfruttare soltanto parzialmente l'effetto traino nella corsa alla Casa Bianca. Naturalmente, con la candidatura di Hillary Rodham Clinton la posizione dei Democratici sarebbe stata molto più forte. L'ex First Lady, secondo Survey USA e Opinion Research, a febbraio era addirittura 10-15 punti davanti a McCain (anche se a marzo, per Rasmussen Reports, era 7 punti dietro). Con Obama in corsa, invece, le cose per il GOP vanno decisamente meglio: McCain ha un vantaggio di 14 per Opinion Research, di 20 per Survey USA e addirittura di 24 per Rasmussen.  Geograficamente, i Democratici sono molto forti nella zona orientale che confina a nord con il Tennessee e a sud con il Mississippi, mentre il GOP (a parte che nell'era Clinton) domina in tutto il resto dell'Arkansas, con l'eccezione di alcune contee al centro dello stato (la Pulaski County della capitale Little Rock, nodo nevralgico della Clinton Attack Machine; la Jefferson County di Pine Bluff) e al confine sud-occidentale con il Texas (nella zona immediatamente a sud di Nashville). Una chiave dei successi repubblicani negli ultimi anni è il ritrovato dominio nelle popolose contee nordoccidentali dello stato (Sebastian, Franklin, Washington e Benton: tra le città di Fayetteville e Fort Smith). A prima vista, la ormai quasi certa candidatura di Obama per i Democratici rende pressoché sicura la vittoria di McCain in Arkansas a novembre (a meno di un improbabile ticket Obama-Clinton). In questa fase preliminare, assegniamo i 6 electoral votes dello stato alla colonna GOP Solid. Vedremo se i prossimi mesi di campagna elettorale ci faranno cambiare idea. p.s. Da domani, noi siamo qui. Riprenderemo il nostro viaggio (in rigoroso ordine alfabetico) lunedì, con i 55 electoral votes della California. Sì, "finalmente" uno stato blu! :)
Thu, 15 May 2008 18:47:54 -0500
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USA 2008 - 03. Arizona
ARIZONA (10)Popolazione: 6.338.666 (16°) Capitale: Phoenix (1.512.986) Governatore: Janet Napolitano (D) Senatori: John McCain (R); Jon Kyl (R) L'Arizona è il 22° stato più conservatore degli Stati Uniti. Nel 2004 il voto per il candidato repubblicano ha superato dell'8,8% la media nazionale e negli ultimi anni il trend è piuttosto stabile alle elezioni presidenziali, mentre tende ad essere favorevole al partito democratico nelle altre elezioni, con il crescere della popolazione di lingua spagnola. Ormai da qualche anno, proprio a causa delle dinamiche demografiche da cui è attraversato (nel 2006 i latinos sfioravano ormai il 30% della popolazione totale), il Grand Canyon State è nel mirino dei democratici, che sono ormai convinti di poter interrompere presto un dominio del GOP che dura ormai da sessant'anni. Con l'eccezione di Bill Clinton nel 1996 (che riuscì a battere Bob Dole con un paio di punti percentuali di distacco, aiutato dall'8% raggiunto da Ross Perot ), infatti, l'ultimo candidato democratico a vincere in Arizona è stato Harry Truman nel 1948. Con un candidato repubblicano diverso da John McCain, senatore dell'Arizona dal 1987 (dopo il ritiro di Barry Goldwater), il 2008 sarebbe potuto essere l'anno buono per i democratici. Con McCain in gioco, però, i democratici dovranno - con ogni probabilità - rimandare i loro propositi al 2012. Anche se Barack Obama, nei sondaggi, si comporta mediamente meglio di Hillary Rodham Clinton, le rilevazioni degli istituti di ricerca condotte negli ultimi mesi lasciano poco spazio a ipotesi di ribaltone. Secondo Arizona State University, il vantaggio di McCain nei confronti di Obama si aggira intorno ai 10 punti percentuali (49-38 a febbraio; 47-38 ad aprile); per Survey USA il distacco alla fine di febbraio era di 12 punti (51-39); per Rasmussen Reports a metà aprile (57-37) e Nothern Arizona University all'inizio dello stesso mese (55-33), si viaggia invece intorno ai 20 punti di vantaggio in favore di McCain. Ad aiutare i repubblicani nel conservare il controllo dello stato a novembre potrebbe anche essere l'assenza di elezioni per il governatore o per il rinnovo dei senatori. E le sfide per la Camera non sono così emozionanti da lasciar prevedere un qualsiasi effetto sulle presidenziali: i democratici puntano a strappare al GOP il seggio del 1° Distretto, lasciato libero da Rick Renzi; i repubblicani provano a fare altrettanto nell'8° Distretto, dove Timothy Bee affronta l' incumbent (piuttosto debole) Gabrielle Giffords. Geograficamente, il partito democratico è forte nella contea di Apache (che confina a nord-est con il New Mexico), nella zona centrale del nord (la Coconino County della città di Flagstaff) e nella zona meridionale intorno a Tucson. Il GOP, invece, viaggia intorno al 60% nel sud-est (Cochise County e Grenlee County), vola addirittura al 70% a Graham County (ad est di Tucson) e domina generalmente tutta la fascia centrale e occidentale dello stato, compresa la capitale Phoenix, che da sola raccoglie quasi la metà dell'intero corpo elettorale. Per comprendere meglio i rapporti di forze tra i due partiti, nel 2004 il distacco di Bush nei confronti di Kerry è stato di poco superiore ai 200mila voti (+10,4%). Nella sola Maricopa County (che ospita l'area urbana di Phoenix), il GOP ha raccolto circa 175mila voti in più dei democratici (+14,6%).  A nostro avviso, la candidatura di McCain e il dominio strutturale (anche se più debole che in passato) dei repubblicani nelle contee-chiave non consentiranno ai democratici di conquistare lo stato alle presidenziali del 2008. Per ora, l'Arizona va dritta nella colonna dei GOP Solid: altri 10 electoral votes per McCain.
Wed, 14 May 2008 07:31:35 -0500
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The Neverending Fiction
Tutto come previsto, in West Virginia. Hillary proverà a giocarsi la carta dell'Obama invotabile dalla lower white class delle zone industriali (e per la verità non ha tutti i torti). Le speranze che funzioni sono poche, ma l'importante (per McCain) è che la pantomima vada avanti il più possibile.
UPDATE. Se, però, il GOP continua a perdere in distretti come questo, a novembre non c'è masochismo democratico che tenga...
Wed, 14 May 2008 07:38:54 -0500
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USA 2008 - 02. Alaska
 ALASKA (3)
Popolazione: 626,932 (47°) Capitale: Juneau (30.700) Città più grande: Anchorage (359.180) Governatore: Sarah Palin (R) Senatori: Ted Stevens (R); Lisa Murkowski (R)
L'Alaska è l'8° stato più conservatore degli Stati Uniti. Nel 2004 il voto per il candidato repubblicano ha superato del 23,1% la media nazionale e negli ultimi anni il trend a favore della destra è in crescita. Dopo che, nel 1992, Bush sr. aveva battuto Clinton di soli 10 punti (40-30), già nel 1996 il vantaggio del repubblicano Dole era cresciuto sensibilmente (51-33). Nelle ultime due tornate elettorali, poi, il GOP ha prima sfiorato e poi superato il 60% dei voti (Bush-Gore 59-28; Bush-Kerry 62-35).
Con questi presupposti, l'Alaska dovrebbe essere considerato "GOP solid" quasi di default. Eppure quest'anno molti commentatori considerano lo stato a rischio per il partito repubblicano, soprattutto a causa di un paio di elezioni (contemporanee alle presidenziali) che potrebbero complicare la vita a McCain. Prima di tutto, c'è lo scontro per il seggio occupato da Ted Stevens da ormai 4 legislature. Il senatore è rimasto coinvolto in un brutto scandalo che potrebbe mettere in pericolo la sua rielezione e influenzare negativamente (per il GOP) la conquista dei 3 electoral votes a disposizione nello stato soprannominato The Last Frontier. Poi c'è il seggio - estremamente vulnerabile - del congressman Don Young, anche lui colpito da problemi legali che potrebbero addirittura spingerlo al ritiro dopo 35 anni di carriera.
Questa sopravvenuta debolezza del GOP in Alaska si riflette anche negli ultimi (pochi) sondaggi condotti nello stato. A febbraio, secondo Survey USA, McCain aveva solo 5 punti di vantaggio su Obama (48-43). Numeri confermati da Rasmussen Reports ad aprile (sempre 48-43 per McCain).
Malgrado questi segnali d'allarme per il partito repubblicano, è nostra convinzione (per ora) che l'Alaska vada inserito nella colonna GOP solid. Con l'eccezione del 1964, in Alaska ha sempre vinto il candidato repubblicano e lo stato incarna da decenni quella versione libertarian del conservatorismo che McCain, tutto sommato, rappresenta meglio di tanti suoi predecessori. Le roccaforti democratiche sono la capitale Juneau e la zona più centrale di Anchorage, ma in tutto il resto dello stato, storicamente, il GOP ottiene percentuali imbarazzanti.
A meno di clamorosi riflessi nazionali della corsa per il Senato, insomma, il partito repubblicano non dovrebbe avere troppi problemi nello stato più settentrionale dell'Unione. Altri tre electoral votes per McCain.
Tue, 13 May 2008 17:11:31 -0500
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Cambio di registro
Sarà pure vero che dietro c'è lo zampino di Gianni Letta, ma il "nuovo corso" di Silvio Berlusconi - formalizzato oggi alla Camera - è oggettivamente impressionante. Chi scrive, per la verità, ha un pizzico di nostalgia per il Cavaliere Nero del 1994, quello avventato e un po' anarchico che ha sconvolto le fondamenta del sistema politico italiano, ma non si può negare che il contesto in cui ci troviamo oggi richieda un approccio del tutto diverso al governo del Paese. Sotto il profilo formale, "ma anche" dal punto di vista politico, il discorso di Berlusconi ha sfiorato la perfezione. Understatement (ma senza esagerare), toni equilibrati ma tutto sommato ottimistici, grande spazio al dialogo con le istituzioni e con l'opposizione, priorità chiare e condivisibili (almeno per la grande maggioranza del popolo italiano), poco spettacolo e molta sostanza. Se fossimo "caduti sulla Terra" qualche ora fa, avremmo giurato di trovarci di fronte ad uno statista in grado, finalmente, di riportare l'Italia in Occidente.
Visto, però, che bazzichiamo questo quadrante della galassia da ormai qualche anno, restiamo sostanzialmente scettici sulle possibilità di cambiamenti in grado di avere un impatto profondo sulle sorti del sistema-Italia. E non certo per colpa di Berlusconi. Ma lui la pensa diversamente. E, sinceramente, in genere (tra noi e lui) ha sempre ragione lui. «Gli italiani - ha detto il Cavaliere nel suo discorso - hanno messo a tacere il pessimismo di chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro. I cittadini ci hanno detto di dividerci e combatterci ma non in nome di vecchie ideologie e di dare stabilità e impegno nell'azione di governo. L'Italia non ha tempo da perdere». Bisognerà vedere se l'opposizione riuscirà a resistere alla scorciatoia (suicida) del travaglismo, ma obiettivamente le condizioni per un dialogo efficiente tra maggioranza e opposizione non sono mai state così favorevoli negli ultimi decenni.
Berlusconi, tanto per esagerare, ha anche trovato il tempo di solleticare le corde liberiste di chi (come il sottoscritto) non gradisce il venticello protezionista che da qualche tempo spira nei dintorni del centrodestra italiano. Bisogna ristabilire, ha detto, «il concetto che le tasse non sono belle in sé, ma sono il corrispettivo che viene dato allo stato in cambio di servizi che per questo devono essere efficienti. Il fisco non deve mai essere punitivo verso chi produce ricchezza nel Paese». E poi la sicurezza, il federalismo fiscale, l'Ici, l'Italia come «pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati Uniti d'America»... Avrà tutti i difetti del mondo, il buon Silvio, ma quanta differenza "antropologica" rispetto a chi ci governava fino a qualche giorno fa! Sarà pure costretto a fare lo statista, da oggi in poi, ma la forza delle idee e perfino delle suggestioni che Berlusconi ha trasmesso all'Italia dai giorni della sua "discesa in campo" è qualcosa che trascende gli obblighi di governo e le difficoltà (o l'impossibilità) di realizzazione concreta dei programmi, perché incide sull'immaginario collettivo (che brutta parola) e influenza le dinamiche socio-culturali del Paese. Adesso che Berlusconi ha cambiato registro, aspettiamo che a cambiare registro siano gli italiani.
UPDATE. Su Il Pensatore, il testo integrale del discorso (alla fine del post).
UPDATE/2. Le sensazioni di Krillix sono molto simili alle mie. Buon segno.
Tue, 13 May 2008 12:10:29 -0500
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USA 2008 - 01. Alabama

ALABAMA (9)Popolazione: 4.447.100 (23°) Capitale: Montgomery (365.962) Città più grande: Birmingham (1.108.210) Governatore: Robert R. Riley (R) Senatori: Richard Shelby (R); Jeff Sessions (R) L'Alabama è il 7° stato più conservatore degli Stati Uniti. Nel 2004 il voto per il candidato repubblicano ha superato del 23,2% la media nazionale e negli ultimi anni il trend in favore del GOP è cresciuto sensibilmente. Nel 1992, Bill Clinton aveva conquistato il 41% dei voti contro il 48% di George Bush Sr.; nel 1996, la distanza è rimasta la stessa (43% contro 50%); nel 2000, in assenza del "fattore Perot", il distacco tra George W. Bush e Al Gore (peraltro senatore del vicino Tennessee) è salito a 15 punti (57-42); nel 2004, John F. Kerry è arrivato addirittura a 26 punti da Bush (63-37). Nei sondaggi condotti in vista delle elezioni presidenziali nel 2008, i Repubblicani non sono mai scesi sotto il 54% e i Democratici non sono mai andati oltre il 40%. Negli ultimi tre sondaggi specifici su "McCain contro Obama", il candidato del GOP è in vantaggio di 27 punti secondo la University of South Alabama (57-30), di 18 punti secondo Rasmussen (55-37) e di 32 punti secondo Survey Usa (64-32). Elettoralmente, quasi tutte le contee dell'Alabama sono "rosso scuro", ad eccezione di una fascia (piuttosto sottile) che attraversa lo stato e che parte - da ovest a est - a sud di Tuscaloosa per incrociare le città di Selma, Montgomery e Phenix City. E' proprio in questa zona - la cosiddetta "Black Belt" - che vive la maggior parte della folta comunità nera delllo stato (26,3% della popolazione totale), che abitualmente vota in massa per il partito democratico. Nel ciclo elettorale 2008, in Alabama non si vota per il governatore, mentre il senatore repubblicano Jeff Sessions non dovrebbe avere problemi per la riconferma. E anche alla Camera il GOP dovrebbe conservare, piuttosto agevolmente, il 5-2 attuale nei confronti dei democratici, lasciando solo il 5° e il 7° distretto agli avversari. Alle presidenziali, invece, non c'è storia: lo stato soprannominato Heart of Dixie, uno dei sei in cui Barry Goldwater riuscì a battere Lyndon Johnson nel 1964 (e dove perfino Bob Dole ha vinto nel 1996), è GOP solid. I primi nove electoral votes di questo nostro lungo viaggio verso la Casa Bianca vanno a McCain.
Wed, 14 May 2008 09:13:45 -0500
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50 States 50

Da lunedì sera, per 50 giorni (weekend esclusi), l'analisi di ogni singolo stato dell'Unione in vista delle elezioni presidenziali americane di novembre. Coloreremo la mappa degli Stati Uniti di rosso (GOP) e blu (Dems) per capire chi - tra McCain e Obama (sorry Hillary, you're out) - ha più probabilità di diventare il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America. Si parte con l'Alabama, si finisce (verso metà luglio) con il Wyoming.
Sun, 11 May 2008 05:15:04 -0500
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Almost There
Secondo ABC News, con lo switch di Donald Payne (NJ) e l'endorsement di Peter De Fazio (Oregon) Barack Obama è in vantaggio anche nell'unica classifica che fino a ieri lo vedeva inseguire Hillary Rodham Clinton, quella dei "superdelegati". Noi ci fidiamo di più di Real Clear Politics, che registra ancora un +8 a favore di Hillary. Ma ormai è questione di giorni, perché Obama, come titola The Economist, è "almost there".
UPDATE. Oppure no?
Fri, 09 May 2008 09:57:30 -0500
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Obama: la luce in fondo al tunnel?
A prima vista sembra un pareggio. In realtà, Barack Obama ha ottenuto una vittoria al di sopra di ogni aspettativa. Una vittoria forse decisiva per le sorti della nomination democratica. Il senatore dell'Illinois ha stravinto in Nord Carolina (56,3% contro 41,5%) con oltre 200mila voti di vantaggio. E ha sfiorato un clamoroso successo anche in Indiana, dove Hillary Rodham Clinton è riuscita ad imporsi solo per il rotto della cuffia (50,9% contro 49,1%), malgrado un background demografico a lei molto favorevole. Adesso Obama conduce nel conto dei delegati con un margine piuttosto comodo (+152), che lascia confinata al mondo della fantascienza la possibilità che Hillary riesca a ribaltare lo svantaggio entro il 3 giugno, giorno in cui - con le primarie in Montana e Sud Dakota - si concluderà questa appassionante (e masochista) cavalcata democratica verso la convention di Denver.
Per la verità, la data decisiva per le residue speranze di sopravvivenza dell'ex First Lady è quella del 31 maggio. In quel giorno, infatti, a Washington un meeting ristretto del partito democratico deciderà la sorte dei "delegati virtuali" di Florida e Michigan, stati vinti dalla Clinton (soprattutto per mancanza di avversari) ma "puniti" dal partito per aver anticipato la data delle elezioni primarie. Questo comitato di 30 membri - di cui pare che almeno 13 siano sotto il controllo "diretto" di Hillary - avrà carta bianca nell'assegnazione di 366 potenziali delegati. Potrebbe distribuirli in base al risultato delle primarie, assegnarne soltanto la metà (e sembra che questa sia la decisione più probabile), decidere di seguire la linea punitiva scelta originariamente del partito o addirittura stabilire una ripetizione del voto. Comunque vada, dopo le primarie in Nord Carolina e Indiana, il sottile filo di speranza che lascia Hillary legata alla nomination passa da Washington e dal suo disperato tentativo di spostare nelle stanze della burocrazia di partito una sfida che, nelle urne, per ora la vede perdente.
Per John Kass del Chicago Tibune, «Hillary è come un gatto che ha nove vite, ma le ha finite tutte». E il risultato delle ultime primarie sembrerebbe confermare questa tesi. Jay Cost, l'analista elettorale di Real Clear Politics, ha comparato la prestazione della Clinton in Indiana con quelle di due stati demograficamente non troppo diversi, come Ohio e Pennsylvania (in cui si è votato in marzo e in aprile). Ebbene, Hillary ha confermato i propri numeri in alcuni segmenti (uomini bianchi, over 65, protestanti bianchi, indipendenti), ma è clamorosamente crollata in altri (donne bianche, elettori con istruzione inferiore, iscritti ai sindacati) che costituivano il "nocciolo duro" del suo elettorato di riferimento. A questo si deve l'inaspettato "quasi pareggio" di Obama. In Nord Carolina, sotto il profilo strettamente demografico, le cose per Hillary sono andate leggermente meglio, ma il senatore junior dell'Illinois ha letteralmente travolto la rivale nelle aree urbane (e, naturalmente, tra gli afro-americani), ottenendo un vantaggio vicino al 15%, superiore a quello registrato dai sondaggi della vigilia. La "coalizione" clintoniana, insomma, sembra perdere colpi vistosamente. Mentre quella obamiana (neri, studenti ed élite metropolitane) si consolida progressivamente.
I problemi, per Obama, potrebbero derivare proprio da questo incrociarsi di dinamiche. Perché, come ha scritto ieri David Brooks sul New York Times, all'inizio di questa campagna elettorale Obama era visto come un candidato di garantirsi un sostegno «bipartisan e post-partisan». Capace, insomma, di fare presa anche su un elettorato «indipendente e moderato». Se guardiamo agli exit-poll delle ultime primarie, invece, ci troviamo di fronte ad un candidato estremamente spostato a sinistra rispetto all'asse mediano dell'elettorato statunitense. «Più ci si sposta a sinistra - scrive Brooks - più Obama diventa forte. Più ci si sposta verso il centro, meno intensa diventa la sua capacità di attrarre consensi. Una volta Obama aveva un discreto sostegno da parte di chi si definiva "molto religioso". Adesso fa il pieno tra gli strati più secolarizzati dell'elettorato».
Brooks, come altri commentatori in passato, si spinge fino a paragonare i sostenitori di Obama a quelli del famigerato duo McGovern-Dukakis (i due candidati più "di sinistra" della storia recente del partito democratico), per sottolineare le difficoltà che avrebbe una proposta politica del genere nell'imporsi in una elezione presidenziale. E c'è un'altra cattiva notizia per Obama tra le pieghe degli exit-poll, soprattutto in Indiana: quasi la metà degli elettori di Hillary si dice pronta a votare per John McCain in caso di sconfitta del loro candidato alle primarie. Si tratta di una opzione che, seppure con numeri più ridotti, si ripete specularmente anche in campo obamiano. Segno che il violentissimo e prolungato scontro tra Hillary e Obama sta iniziando a lasciare il segno sull'elettorato democratico, perché queste percentuali sono cresciute sensibilmente nell'ultimo mese.
L'avversione dell'elettorato clintoniano nei confronti di Obama, poi, solleva anche la questione "politicamente scorretta" della razza. Agli ultimi comizi di Hillary, la presenza di afro-americani si poteva contare sulle dita di una mano. E la moglie del «primo presidente nero della storia» ormai non riesce a raccogliere che le briciole di questa importantissima constituency del partito democratico. Questo dato di fatto apre la strada a due diversi ordini di problemi. Per Hillary diventa molto difficile convincere i "super-delegati" che non si sono ancora espressi (267, contro i 217 ancora da assegnare con le prossime primarie) a scegliere di appoggiarla, per paura di scatenare un'ondata di astensionismo nero, soprattutto nelle città. Per Obama, una sovrapposizione troppo marcata con l'elettorato afro-americano rischia di schiacciarlo troppo sulle posizioni tipiche del "candidato della minoranza", che piace tanto al sistema dei media e alle "anime nobili", ma in genere perde rovinosamente le elezioni.
Forse, con la scelta di McCain, candidato anomalo in grado di giocare di sponda con queste spinte opposte che sembrano dilaniare la sinistra americana, l'elettorato repubblicano ha davvero compiuto la scelta più saggia.
(domani su Liberal quotidiano)
Wed, 07 May 2008 12:12:46 -0500
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Forgetfulness
Lo volevo segnalare ieri, poi mi è passato di mente. Rimedio oggi, per chi se lo è perso. "Mafiosi e fascisti": Fausto Carioti su A Conservative Mind.
Tue, 06 May 2008 08:04:39 -0500
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Architettura moderna
Un capolavoro architettonico, via Freedomland (via Newsbiscuit).
Mon, 05 May 2008 11:56:27 -0500
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Il vice di McCain?
Nell'ottobre del 2007 gli elettori della Louisiana (uno degli stati più arretrati e "sfigati" degli USA) hanno dimostrato di ritenere il governatore democratico uscente responsabile del fallimento della gestione dei disastri causati dall'uragano Katrina almeno tanto quanto l'amministrazione federale di Bush, e hanno eletto governatore il giovane repubblicano Bobby Jindal, il quale, oltre ad essere bushiano ed appena 36enne (è il più giovane dei governatori attualmente in carica), ed oltre ad essere il primo governatore "non-bianco" dai tempi della Ricostruzione dopo la Guerra Civile (l'altro precdente è un governatore afroamericano nel 1872, ma solo per 35 giorni), ha molte altre peculiarità che lo rendono un governatore "anomalo". Continua a leggere il post di Alessandro Tapparini su Italian Blogs for McCain.
Mon, 05 May 2008 10:05:01 -0500
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Blue Afternoon
Fri, 02 May 2008 09:05:17 -0500
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Blue Night
Sembra che la notte sia iniziata bene per i Tories. Su BBC News c'è un discreto liveblogging delle elezioni amministrative nel Regno Unito. E la mappa sembra sempre più blu. Per Boris, invece, bisogna aspettare domani. Questo post si è trasformato in una specie di leggerissimo liveblogging.
15:33. London (early) calling.
15:17. Conservatori +12 (councils)/+229 (seggi); Laburisti -9/-280; LibDem +1/+30.
14:57
 14:43. Prime indiscrezioni da Londra, via Freedomland.
14:02. Conservatori +11 (councils)/+194 (seggi); Laburisti -8/-224; LibDem 0/+24.
13:59. "Secondo Sky, Boris Johnson sarebbe avanti del 10% nelle first preferences e di circa 4-6 punti nelle second preferences. Vantaggio risicato ma pur sempre vantaggio". (via Freedomland).
13:55. "BBC's projected national share of the vote says the Conservatives will have 44%, the Liberal Democrats 25% with Labour in third place on 24%".
13:51. Seguite il liveblogging di Simone Bressan su Freedomland.
13:42. Conservatori +10 (councils)/+182 (seggi); Laburisti -8/-214; LibDem 0/+19.
11:26. Si continuano a contare i voti. Al momento, i Conservatori hanno conquistato 8 councils (+146 seggi), mente i Laburisti ne hanno persi 6 (-163) e i LibDem 1 (+11). L'analisi del voto di BBC News ci racconta della migliore performance dei Tories dal 1992, mentre il Labour Party non andava così male alle amministrative dalla fine degli anni Sessanta. Secondo l'analista John Curtice, i risultati sono quasi perfettamente speculari rispetto a quelli del 1995, quando la projected national share dei Laburisti era stata del 46% con i Conservatori al 25%. Inutile dire che, nelle elezioni nazionali successive a quel voto (1997), i Tories furono pesantemente sconfitti.
Fri, 02 May 2008 08:54:07 -0500
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Le solite "regioni rosse"
Nella vulgata che circola dalle parti del loft, è convinzione diffusa che il Partito democratico abbia perso le elezioni al Sud, mantenendo tutto sommato le proprie posizioni al Nord e nelle "regioni rosse". Analizzando il risultato delle ultime elezioni politiche in parallelo con quelle del 2006, però, emerge un quadro piuttosto diverso. A livello nazionale, il Pd alla Camera ha raggiunto il 33,2% dei voti, contro il 32,6% di due anni fa (insieme al 31,3% dell'Ulivo, abbiamo calcolato la metà dei consensi raccolti dalla Rosa nel Pugno nel 2006). Una crescita, modesta, dello 0,6% che si è distribuita in maniera non troppo omogenea sul territorio.
Le circoscrizioni della Camera in cui il Pd ha migliorato più sensibilmente il risultato dell'Ulivo sono state Lazio 1 (+5.1%), Calabria (+4,2%), Umbria (+3,7%) e Toscana (+2,3%): una regione meridionale, una centrale (anche se più di regione, nel caso di Lazio 1, si dovrebbe parlare dell'area urbana di Roma) e due classiche "regioni rosse" (sempre centrali).
Il Partito democratico è cresciuto più della media nazionale anche in Lombardia 1 (+1,0%), Friuli Venezia-Giulia (+1,0%); Marche (+1,3%), Lazio 2 (+2,3%), Basilicata (+1,4%) e Sicilia 1 (+0,7%). Anche in questo caso, la distribuzione geografica è tutt'altro che omogenea: una circoscrizione settentrionale, due centrali e due meridionali. Riepilogando, il Pd è cresciuto più dello 0,6% in due circoscrizioni settentrionali, cinque circoscrizioni centrali e tre circoscrizioni meridionali (di cui una marginale). Quasi il contrario di quello che affermano dalle parti del Pd.
La sensazione, invece, è che il partito guidato da Walter Veltroni sia riuscito ad attrarre elettori - e soprattutto gli elettori che nel 2006 avevano votato per i partiti della Sinistra Arcobaleno - soprattutto nelle "regioni rosse" in cui, tradizionalmente, il suo apparato di potere è consolidato da decenni. Altrove, le cose sono andate diversamente.
In alcune circoscrizioni il Pd è cresciuto, ma meno dello 0,6% che ha rappresentato la sua performance media nazionale. Da Nord a Sud: Piemonte 1 (+0,2%); Liguria (+0,5%) e Puglia (+0,4%). In Lombardia 2, il Pd ha conservato il (debole) 24,5% conquistato nel 2006. In tutte le altre circoscrizioni, i voti del Pd sono scesi rispetto a quelli dell'Ulivo (più metà RnP) nel 2006. Sempre da Nord a Sud: Piemonte 2 (-0,5%); Lombardia 3 (-0,4%); Veneto 1 (-1,5%); Veneto 2 (-0,7%); Emilia Romagna (-0,2%); Abruzzo (-0,5%); Campania 1 (-0,6%); Campania 2 (-0,8%); Sicilia 2 (-2,3%) e Sardegna (-0,4%). Un discorso a parte lo merita il Molise, dove il Pd ha perso la bellezza del 12,6%, subendo da parte dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro una "cannibalizzazione" in piena regola.
Anche analizzando il risultato della tornata amministrative il risultato non cambia. Alle elezioni provinciali (e alle comunali di Roma), che hanno coinvolto un numero maggiore di elettori, il Pd perde o guadagna "a macchia di leopardo", senza un trend geografico significativo. A Roma, il Pd perde quasi il 7% (contando anche la lista civica pro-Veltroni del 2006), mentre ad Asti guadagna 2 punti percentuali. A Foggia la perdita è vistosa (-7,1%), ma a Udine la crescita è solida (+4,6%). A Catanzaro il Pd perde il 7,8%, ma anche nella provincia di Massa-Carrara le cose non vanno molto meglio (-6,5%).
Se davvero, dunque, i dirigenti del Pd sono convinti di aver perso le elezioni al Sud, qualcuno li dovrebbe avvertire di rifare i conti. Il Pd, a parte che nelle "regioni rosse", le elezioni le ha perse in tutta Italia.
(su Liberal di oggi)
Wed, 30 Apr 2008 08:11:46 -0500
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Lo "Speciale Ballottaggi" di Rai.it
Online, su Rai.it, il video integrale - più numerosi spezzoni - dello "Speciale Ballottaggi" a cui abbiamo partecipato lunedì sera. Noi ci siamo nell'ultima ora di trasmissione, insieme a Cristina Missiroli e a Mario Adinolfi.
Wed, 30 Apr 2008 06:00:58 -0500
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Ballottaggi (Comuni)
Comuni capoluogo di provincia
Comuni con più di 15mila abitanti  Da Repubblica.it
Tue, 29 Apr 2008 04:36:59 -0500
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Ballottaggi - Risultati Finali

Mon, 28 Apr 2008 17:23:22 -0500
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Ballottaggi (Light) Liveblogging
Liveblogging leggero fino alle 15.00 di domani, quando inizierà lo spoglio delle schede. Ricordiamo che si vota nelle province di Asti, Catanzaro, Foggia, Massa-Carrara e Roma. E in sette comuni capoluoghi di provincia: Roma, Massa-Carrara, Pisa, Sondrio, Udine, Vicenza e Viterbo.
00:20. I risultati finali sono qui. Buona notte a tutti.
23:25. I'm Back. Da Lorenzo, le immagini (1, 2, 3) e un video della Festa di Roma.
19:24. Io vado qui. Ci sentiamo stanotte.
19:02. Roma (comune) 2.557 sezioni su 2.600. Alemanno 53,64%, Rutelli 46,36%. 768.931 voti contro 664.649 per Alemanno (+104mila).
18:51. Riepilogo Province. Il centrodestra si conferma in due province (Asti e Catanzaro), il centrosinistra si conferma in due province (Massa-Carrara e Roma), il centrodestra strappa una provincia al centrosinistra (Foggia).
18:49. Roma (comune) 2.538 sezioni su 2.600. Alemanno 53,64%, Rutelli 46,36%. 762.515 voti contro 658.995 per Alemanno (+103mila). Un massacro.
18:35. Roma (comune) 2.497 sezioni su 2.600. Alemanno 53,56%, Rutelli 46,44%. 748.761 voti contro 649.233 per Alemanno (+99mila).
18:17. Roma (comune) 2.415 sezioni su 2.600. Alemanno 53,50%, Rutelli 46,50%. 722.617 voti contro 627.986 per Alemanno (+94mila).
18:12. Roma (provincia) 3.621 sezioni su 3.735. Pd 51,6%, Pd 48,4%.
18:01. Roma (comune) 2.342 sezioni su 2.600. Alemanno 53,39%, Rutelli 46,61% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,0%, Alemanno 40,4%). 698.856 voti contro 609.988 per Alemanno (+88mila).
17:46. Calamity Jane (qui il suo blog): "Il Corriere della Messimpiega, di fronte a un risultato come quello romano non trova di meglio che titolare online «Roma, Alemanno allunga su Rutelli - Udine e Sondrio vanno al centrosinistra», come se la vera notizia fosse nella seconda parte del titolo...".
17:51. Roma (comune) 2.158 sezioni su 2.600. Alemanno 53,3%, Rutelli 46,6% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,0%, Alemanno 40,4%). 640.934 voti contro 561.225 per Alemanno (+77mila).
17:44. Roma (comune) 2.082 sezioni su 2.600. Rutelli 46,7%, Alemanno 53,2% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,1%, Alemanno 40,3%). 616.909 voti contro 542.226 per Alemanno (+77mila).
17:41. Roma (provincia) 3.176 sezioni su 3.735. Pd 51,8%, Pd 48,2%.
17:35. Catanzaro (provincia) 403 sezioni su 422. PdL 60,0%, Pd 40,0%.
17:33. Foggia (provincia) 565 sezioni su 693. PdL 53,8%, Pd 46,2%.
17:31. Massa-Carrara (provincia) 267 sezioni su 267. Pd 55,4%, Pd 44,6%.
17:28. Asti (provincia) 266 sezioni su 266. PdL 58,0%, Pd 42,0%.
17:25. Massa-Carrara (comune) 58 sezioni su 80. Sa 54,1%, Pd 45,1%. Il Pd perde perfino contro la Sinistra Arcobaleno...
17:23. Pisa (comune) 86 sezioni su 86. Pd 53,1%, PdL 46,9%.
17:20. Vicenza (comune) 112 sezioni su 112. Pd 50,5%, PdL 49,5%.
17:17. Roma (comune) 1.647 sezioni su 2.600. Rutelli 47,1%, Alemanno 52,8% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,4%, Alemanno 40,0%). 480.315 voti contro 428.185 per Alemanno (+52mila).
17:13. Viterbo (comune) 65 sezioni su 66. PdL 62,1%, PdL 37,9%.
17:12. Roma (comune) 1.446 sezioni su 2.600. Rutelli 47,1%, Alemanno 52,8% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,4%, Alemanno 40,0%). 418.287 voti contro 373.410 per Alemanno (+44mila).
17:10. Udine (comune) 100 sezioni su 100. Pd 52,7%, PdL 47,2%.
17:07. Roma (comune) 1.338 sezioni su 2.600. Rutelli 47,3%, Alemanno 52,6% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,5%, Alemanno 39,9%). 384.971 voti contro 345.632 per Alemanno (+39mila).
17:04. Roma (comune) 1.231 sezioni su 2.600. Rutelli 47,3%, Alemanno 52,6% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,5%, Alemanno 39,8%). 352.717 voti contro 316.700 per Alemanno (+36mila).
17:03. Foggia (provincia): 363 sezioni su 693. PdL 51,1%, Pd 48,9%.
17:01. Catanzaro (provincia): 351 sezioni su 442. PdL 58,9%, Pd 41,1%.
16:59. Roma (provincia): 2.529 sezioni su 3.735. Pd 52,0%, PdL 48,0%.
16:56. Roma (comune) 1.035 sezioni su 2.600. Rutelli 47,2%, Alemanno 52,8% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,4%, Alemanno 39,9%). 294.991 voti contro 263.654 per Alemanno. A meno di un cataclisma dell'ultim'ora, il centrodestra strappa Roma al centrosinistra.
16:55. Vicenza (comune): 110 sezioni su 112. Pd 50,5%, PdL 49,4%.
16:50. Roma (comune) 878 sezioni su 2.600. Rutelli 47,1%, Alemanno 52,8% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,4%, Alemanno 39,9%). 247.792 voti contro 220.996. Impressionante.
16:45. Roma (comune) 707 sezioni su 2.600. Rutelli 47,2%, Alemanno 52,7% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,5%, Alemanno 39,7%).
16:43. Pisa (comune) 65 sezioni su 86. Pd 52,8%, PdL 47,2%.
16:41. Massa-Carrara (comune) 23 sezioni su 80. Pd 52,5%, PdL 47,5%.
16:40. Viterbo (comune) 52 sezioni su 66. PdL 62,3%, Pd 37,1%.
16:39. Roma (provincia): 1.177 sezioni su 3.735. Pd 52,4%, PdL 47,6%.
16:38. Roma (comune) 486 sezioni su 2.600. Rutelli 47,4%, Alemanno 52,5% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,6%, Alemanno 39,6%).
16:37. A Vicenza, con 7 sezioni da scrutinare, il Pd ha 500 voti di vantaggio.
16:36. Udine (comune) 93 sezioni su 100. Pd 52,8%, PdL 47,1%.
16:34. Roma (comune) 416 sezioni su 2.600. Rutelli 47,4%, Alemanno 52,5% (stesse sezioni, al primo turno: Rutelli 46,7%, Alemanno 39,5%).
16:31. Roma (comune) 377 sezioni su 2.600. Rutelli 47,6%, Alemanno 52,3%.
16:21. Udine (comune) 73 sezioni su 100. Pd 52,2%, PdL 47,7%.
16:16. Roma (comune) 230 sezioni su 2.600. Rutelli 47,9%, Alemanno 52,0%.
16:21. Udine (comune) 63 sezioni su 100. Pd 52,3%, PdL 47,4%.
16:16. Roma (comune) 113 sezioni su 2.600. Rutelli 47,2%, Alemanno 52,0%.
16:14. Affluenza provinciali (398 enti su 400): 46,7% (74,9% al primo turno). Affluenza comunali (42 enti su 43): 61,5% (80,3% al primo turno).
16:12. Gio: "Vicenza 104/112 sez. csx- 50.42 cdx - 49.58"
16:08. Asti (provincia): 105 sezioni su 206. PdL 58,4%, Pd 41,6%.
16:05. Alex: "Città Roma. Zingaretti 52, Antoniozzi 48. 387 sezioni".
16:02. Vicenza (comune): 92 sezioni su 112. Pd 51,2%, PdL 48,8%.
15:57. Catanzaro (comune): 35 sezioni su 112. PdL 55,1%, Pd 44,9%.
15:55. Asti (provincia): 35 sezioni su 206. PdL 60,4%, Pd 39,6%.
15:52. Vicenza (comune): 53 sezioni su 112. Pd 50,6%, PdL 49,4%.
15:47. Affluenza provinciali (391 enti su 400): 45,9% (74,9% al primo turno). Affluenza comunali (38 enti su 43): 61,1% (80,3% al primo turno).
15:44. Vicenza (comune): 30 sezioni su 112. Pd 52,1%, PdL 47,9%.
15:42. Roma (provincia): 19 sezioni su 3.735. Pd 54,4%, PdL 45,6%.
15:35. Vicenza (comune): 12 sezioni su 112. Pd 53,9%, PdL 46,1%.
15:33. Mattacchione: "primi voti scrutinati, PdL in vantaggio a Catanzaro, Pd a Massa-Carrara".
15:26. Chris parla di una "proiezione Lollomedia/Termometro Politico" (uhm...), con una copertura del campione del 6%, secondo cui a Vicenza il candidato del PdL (Sartori) sarebbe in vantaggio su quello del Pd (Variati) 51.8% a 48.2%.
15:18. Gasparri-show a Sky Tg24: "Ma che mi avete chiamato a fare, se non avete neanche un exit-poll falso da commentare?".
15:07. Altre previsioni, a urne chiuse. Nem0 (di Profeta in Patria): Rutelli 51,2% Alemanno 48,8%. Owi: "male che vada, Alemanno secondo e Rutelli penultimo!".
14:51. Le parole d'ordine di Veltroni, secondo le agenzie di stampa, all'uscita dal loft: "Riflettere, lavorare, comunicare". Se oggi Cicciobello non vince, a Veltroni potrebbe rimanere solo la seconda che ha detto.
14:34. Diretta video su Sky Tg24. Non stop elettorale su Clandestinoweb.
14:26. Ci siamo quasi. Ecco i siti dove seguire lo spoglio in diretta: Ministero dell'Interno, Rai.it, Corriere.it, Repubblica.it.
13:50. Pausa pranzo.
13:48. Nick mormora di un house poll: "Alemanno 51,3 - 53,3 Rutelli 46,7 - 48,7. Margine errore 1%". Un margine d'errore piuttosto basso, se si tratta davvero di un sondaggio. Pirata Romano non ci crede neppure un po'.
13:28. Pirata Romano: Rutelli 50,2% Alemanno 49,8%.
13:23. L'analisi dei ballottaggi su Affari Italiani.
13:02. Off Topic, ma neanche troppo. Goffredo Bettini ha invitato il Pd a "tenere botta", ma "il problema è: Veltroni è in grado di tenere botta?'. Il Riformista in un editoriale non firmato (quindi attribuibile al direttore Antonio Polito) che apre la prima pagina del giornale, risponde così alle critiche rivolte dal leader democratico al quotidiano. Un editoriale che al di là della premessa ("Noi vogliamo bene a Walter Veltroni") non risparmia critiche. La prima è sui "numeri" del giornale: "I nostri sono piccoli, si sa; anche se non c'è stato un giorno della nostra pur breve storia, neanche il più cupo, neanche quelli in cui a Veltroni piacevamo, da duemila copie. Anzi, dalla Walterloo elettorale in poi affoghiamo nelle copie vendute il dolore per la sconfitta del Pd e al momento non mettiamo limiti alla provvidenza. Se fossimo così insignificanti, Veltroni non ci degnerebbe di tanta attenzione. E se proprio vuol divertirsi a fare l'editore, può provare a chiudere per la seconda volta l'Unità. I nostri numeri sono fatti nostri; ciò che dovrebbe contare è ciò che diciamo. E ciò che stiamo dicendo è che Veltroni ha perso le elezioni". Il quotidiano fa quindi un po' di conti nelle tasche elettorali del Pd di Veltroni, per arrivare alla conclusione che il leader democratico ha perso 138mila voti e che mai il centrosinistra era stato sconfitto in tale misura da Berlusconi: "Il problema dovrebbe dunque essere che fare per evitare il rischio di default tra un anno alle europee". Invece, per Il Riformista, Veltroni "come le vecchie signore che si tolgono gli anni, si aumenta i voti". Un risultato elettorale che Veltroni si intesta come un "trionfo personale": "Qualcuno - osserva l'editoriale - gli dovrà pur dire di scendere dal pero e tornare tra i mortali". Insomma, Veltroni sa o no "tenere botta" come chiede Bettini al partito? "Al momento - è la conclusione del giornale - vediamo solo una gran confusione". (Ansa)
13.00. Ecco perché non ho votato Pli.
12:57. The Slave's Liveblogging.
12:53. "I romani scopriranno questa sera se la Città Eterna eleggerà il suo primo sindaco di destra dopo la caduta del fascismo". Lo scrive il Times in un articolo nel quale si sottolinea che "la questione chiave nella battaglia per Roma è stata la criminalità. Alemanno ha accusato il centrosinistra di dare la sua attenzione a festival cinematografici e ad altri eventi culturali, trascurando la criminalità legata alla presenza di immigrati dall'Est Europa" mentre Rutelli "ha affermato che Alemanno è simpatico ai gruppi estremisti fascisti e al partito 'anti Roma' della Lega Nord, alleato del Pdl". (9 Colonne)
12:44. Noi stasera siamo ospiti in studio a Rai.it. Se volete intervenire via webcam, potete provare qui. Per chi vuole saperne di più, ecco il testo completo dell'ultimo lancio d'agenzia.
Ballottaggi in diretta web. A partire dalle 17 di oggi, i risultati della nuova tornata elettorale saranno trasmessi live sul portale www.rai.it: la formula è quella già realizzata nell'appuntamento del 13-14 aprile quando, per la prima volta, la Rai ha sperimentato un format di web-tv attraverso l'integrazione tra informazione televisiva e comunicazione online. L'analisi e il commento dei risultati saranno arricchiti da una lettura del voto e della partecipazione politica attraverso il mondo della rete, dai blog indipendenti alle iniziative online dei candidati. Ospiti in studio, coordinati da Paolo Corsini di Gr Parlamento, esponenti del mondo dell'informazione e di internet come Mario Adinolfi, Andrea Mancia, Cristina Missiroli, Pierluigi Regoli, Bruno Pellegrini, Andrea Piersanti, Marco Taradash, Luca Tremolada. In collegamento i direttori di Tg1 e Tg2, Gianni Riotta e Mauro Mazza. La redazione di RaiNet News, che coordina l'evento, interverrà per l'aggiornamento dei risultati e per introdurre nel dibattito i commenti dal forum e dai blog. Inoltre, curerà una serie di collegamenti video dai comitati elettorali dei candidati a sindaco di Roma, Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Via webcam parteciperanno anche i blogger dei comuni e delle province coinvolti nei ballottaggi. (Agi)
12:34. Ancora previsioni. Lo Schiavo di Tqv (che blogga qui): "Con affluenza al 65% Fan Idole du Retour 53% - Varenne du Littoire 47% ; al 70% Fan Idole du Retour 51,5% - Varenne du Littoire 48,5% ; al 73% Fan Idole du Retour 49,7% - Varenne du Littoire 50,3%". Osservatore Politico (che scrive su Notizia Politica): Rutelli 51,5% Alemanno 48,5%. Pro Alemao: "Vince Rutelli per 13.000 voti pari al 0,7% e ciò mi dispiace, ma certo che fino alle 18 se la farà sotto Cicciobello". Per la "pancia" di D.K., Alemanno non ce la farà. Ottavio dice Alemanno, con il 52,71%. Antonio Gurrado (visitate il suo blog), dice "sostanziale parità, 50% e 50%, con lo spoglio che va a oltranza, polemiche infinite, notte bianca davanti alla tv e conclusiva vittoria dubbia di Rutelli".
12:17. Altre previsioni. Diego: Rutelli 52,4%, Alemanno 47,6%. Se: Rutelli 48%, Alemanno 51% (e l'altro 1%?) Daniele: Rutelli 55%, Alemanno 45%.
12:15. L'Ing. Rizzo vede davanti Rutelli di una decina di punti. E questo mette di buon uomore Bralic ;)
12:14. Per Nunzio, "quelli dell'Udc se ne sono fregati ed anche gli storaciani non hanno votato come un sol uomo. A meno di vedere un'ondata di abbronzati in Suv ai seggi stamattina lo scenario è pro cicciobello".
12:12. Secondo Shadang, Radio America vede in vantaggio Alemanno (50,3% a 49,7%). Se finisce così, mi porto Shadang in viaggio premio negli Stati Uniti a novembre. (Scherzo!)
12:09. Buona giornata a tutti!
01:07. Wizard: "la diminuzione di affluenza, nei municipi dove Rutelli ha vinto al primo turno con un margine superiore al 10% è stata mediamente del 9,66 %.Dove il margine era compreso fra il 5 e il 10%, la diminuzione è stata del 10,06%; infine dove lo scarto è stato inferiore al 5% o dove addirittura ha vinto Alemanno la diminuzione di affluenza è stata del 10,77%. Naturalmente il calcolo tiene conto solo dei voti di Alemanno e Rutelli e trascura le altre liste". E adesso, buonanotte davvero :)
00:32. Per stanotte chiudiamo qui. Arrivederci a domani, in tarda mattinata.
00:24. L'affluenza a Roma (comune), municipio per municipio. Nelle parentesi, la prima percentuale è quella ottenuta da Rutelli al primo turno, la seconda è quella di Alemanno.
I - 43,07 (48,1 - 38,9) II - 47,13 (44,4 - 45,0) III - 44,13 (48,7 - 38,9) IV - 47,15 (46,1 - 41,0) V - 48,70 (49,7 - 36,8) VI - 47,16 (49,7 - 36,0) VII - 46,90 (46,2 - 38,9) VIII - 45,03 (42,1 - 42,7) IX - 48,53 (49,0 - 38,4) X - 47,79 (48,4 - 37,4) XI - 47,84 (50,2 - 36,4) XII - 50,46 (43,4 - 42,6) XIII - 44,98 (44,4 - 41,1) XV - 46,63 (45,7 - 40,5) XVI - 46,19 (48,0 - 39,1) XVII - 48,65 (46,0 - 42,1) XVIII - 49,21 (41,9 - 44,0) XIX - 46,93 (43,6 - 42,1) XX - 45,27 (36,8 - 50,8)
00:08. Altre previsioni in ordine sparso. Per Bralic vince Rutelli di poco; per Mauro anche (53 a 47), "con molti di estrema sinistra che lo voteranno per la paura del ritorno dei missini!"; Graym vede Alemanno davanti (52 a 48); Anonymous vede favorito Varenne du Littoire; per black&white alla fine Rutelli la spunterà di 20-30mila voti; la previsione di Pitt il Maggiore è più complessa ("Alla fine dico ancora Rutelli.... ma se dei quasi 100mila voti presi da partiti di estrema sinistra, l'astensione anzichè il 6% dovesse essere un 25/30%, cosa non impossibile... ne vedremo delle belle"); secondo Mimmez, "per Alemanno è più sì che no".
23:55. Anda non vuole fare prigionieri. Per Bingo, vince Cicciobello 54 a 46.
23:50. L'astensione colpisce di più il centrodestra o il centrosinistra? Secondo Pitt il Maggiore, nei commenti al post precedente, "l'astensionismo colpisce sicuramente la sinistra radicale, ma probabilmente anche una parte di elettori del centrodestra cui le comunali interessano relativamente".
23:46. Giovanni, nei commenti, nota che a Roma "i numeri dell'affluenza ricalcano alla lettera, quelli del primo turno del 2006, poi arrivò al 66%".
23:38. "Il senatore "umbro" Francesco Rutelli avrebbe dovuto informarsi sul fatto che Radio Radicale, organo di partito, per altro della sua coalizione, ha mandato in onda sia nella giornata di ieri che in quella di oggi diversi suoi interventi pronunciati in campagna elettorale. Se poi lo stesso Rutelli per sua volontà non è intervenuto in diretta, forse sarà stato per una forma di stanchezza o di nervosismo". E' quanto afferma in una nota l'ufficio stampa del candidato del Pdl a sindaco di Roma Gianni Alemanno. "Esprimere dei giudizi - continua la nota - senza conoscere la realtà dei fatti, è il modo migliore per cadere in imbarazzanti errori. Ma il candidato del centrosinistra avrà tutto il tempo per rifarsi, magari tra il verde della regione in cui è stato eletto". (Ansa)
23:37. Il candidato a sindaco di Roma per il centrosinistra Francesco Rutelli ha chiamato questa sera la redazione di Radio Radicale, ringraziandola per l'esercizio del loro diritto di informazione, che, ha detto in un comunicato, "è un patrimonio di tutti". Rutelli ha, tuttavia, declinato l'invito a intervenire in diretta. "Giudico del tutto inopportuno - ha spiegato il candidato sindaco - l'intervento dei candidati nel giorno del silenzio elettorale e se Alemanno lo ha fatto ha sbagliato". (Ansa)
23:34. "Affluenza ancora in calo in tutta Italia nei ballottaggi per i sette comuni capoluogo. Alle 22 il ministero dell'Interno informa che si sono recati alle urne per il secondo turno delle comunali il 46,258% degli aventi diritto contro il 58,744% del primo turno. Una flessione di circa 11 punti. Queste le affluenze rilevate dal Viminale nei 7 comuni capoluogo: Sondrio 51,702% contro il 63,836% di due settimane fa. Massa 43,727% (61,118%), Pisa 40,944% (64,206%), Vicenza 48,37,231% (54,703%), Viterbo 49,598% (66,385%), Roma 46,880%, (57,451%)". (Apcom)
23:31. "Affluenza ancora in calo alle 22 per i ballottaggi delle elezioni provinciali. Secondo il ministero dell'Interno alle 22 si è recato a votare oltre il 16% in meno degli elettori che hanno votato nel primo turno: il 39,824% contro il 56,517%. Queste le affluenze del Viminale riferite ai ballottaggi per le elezioni amministrative nelle 5 province oggi e domani al voto: Roma 43,178%, due settimane fa era del 58,281%, Asti 34,650% (59,057%), Massa Carrara 35,790% (57,075%), Foggia 29,363% (49,410%), Catanzaro 29,129% (49,476%)". (Apcom)
23:26. Viterbo (comune). Affluenza alle 22.00: 49,5% (66,3% al primo turno).
23:25. Udine (comune). Affluenza alle 22.00: 42,9% (60,7% al primo turno).
23:22. Roma (provincia). L'affluenza, comune per comune.
23:20. Roma (provincia). Affluenza alle 22.00: 43,1% (58,2% al primo turno).
23:16. L'affluenza a Roma, municipio per municipio.
23:11. Roma (comune). Affluenza alle 22.00: 46,9% (57,1% al primo turno).
23:10. Comunali. Affluenza alle 22.00: 46,2% (58,7% al primo turno).
23:07. Provinciali. Affluenza alle 22.00: 39,8% (56,5% al primo turno).
Mon, 28 Apr 2008 17:21:22 -0500
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Rimonte e maggioranze (strutturali)
«Se fra uno o due anni si tornasse a votare, non mi stupirei che l'Udc sparisse, la sinistra estrema tornasse in Parlamento, e il Pd perdesse fra il 5 e il 10% dei suoi consensi attuali. Sto scherzando, naturalmente, perché chissà quante cose saranno successe nel frattempo. Ma queste tre finte profezie mi aiutano a dire che cosa, secondo me, si nasconde negli ultimi risultati elettorali». Dell'editoriale scritto oggi da Luca Ricolfi per La Stampa andrebbe vietata la lettura ai quadri dirigenziali del Pd. Prima di tutto per ragioni umanitarie, perché non è simpatico indurre nel prossimo profondi stati di depressione esistenziale. Poi perché sarebbe estremamente più comodo, per i simpatizzanti del centrodestra, che a sinistra continuassero a non avere la più pallida idea di cosa sta accadendo in Italia da ormai un decennio abbondante. Invece Ricolfi, con colpevole ostinazione, continua a voler mettere i "suoi" di fronte alla dura realtà. E a lungo andare si rischia che qualcuno, dalle parti del loft, se ne accorga e prenda le adeguate contromisure. Resta comunque il fatto che il sociologo torinese si conferma essere l'unico analista vicino alla sinistra con la lucidità (e l'onestà intellettuale) necessaria per non restare irretito dalla narrativa fantasy veltroniana. Forse perché, invece che di cinematografia, si occupa di numeri.
«Capisco che i suoi dirigenti non possano che ripetere quel che ripetono: il Pd ha suscitato entusiasmo e speranze, la nostra rimonta è stata formidabile, il risultato finale è buono, in così poco tempo non si poteva fare di più, eccetera eccetera (curioso, comunque, dopo mesi di slogan come «yes we can», o «si può fare»). Però ora abbiamo i dati delle elezioni politiche, i risultati di alcune consultazioni amministrative, le stime dei flussi elettorali. Ebbene, se analizzati con cura quei dati tracciano un quadro un po' diverso da quello ottimistico che molti vi hanno voluto vedere (eccezione importante, un articolo di Roberto Gualtieri sul Riformista). Primo. L'arretramento della sinistra nel suo insieme è drammatico. Il distacco fra destra e sinistra, che era pari a zero nel 2006, in soli due anni è salito a quasi 11 punti, ed è oggi molto maggiore di quello del 2001, quando Berlusconi stravinse le elezioni (allora il distacco era dell'ordine di 2-5 punti, a seconda del metodo di calcolo). Tanti elettori di sinistra hanno votato a destra, pochi elettori di destra hanno votato a sinistra». Arretramento drammatico? Distacco superiore a quello del 2001? Flussi elettorali univoci da sinistra verso destra? Gìà, ma non solo...
«Secondo. Della famosa super-rimonta di Veltroni non c'è traccia nei sondaggi della campagna elettorale, che talora segnalano un piccolo recupero, talaltra segnalano addirittura un lieve arretramento. Terzo. Secondo le analisi di flusso, che misurano gli spostamenti effettivi (fra 2006 e 2008), il Pd è riuscito ad attirare da destra a sinistra solo l'1,5% dei voti, per lo più sottraendoli ad An, mentre è parzialmente riuscito nell'opera di "cannibalizzazione" delle altre formazioni di sinistra, estrema e non. Quarto. Se si tiene conto che il Pd, oltre a Ds e Margherita, ha incorporato sotto il proprio simbolo i radicali, i voti del Pd nel 2008 sono di pochi decimali al di sopra di quelli del 2006. Quinto. Sottraendo i voti presi in prestito alla Sinistra Arcobaleno, il risultato del Pd nel 2008 risulta decisamente peggiore di quello del 2006 (-2,8), e ciò vale sia al Nord, sia al Centro, sia al Sud: al netto del «soccorso rosso», il «valore aggiunto» del Pd pare dunque negativo (con tre eccezioni: la circoscrizione Lazio 1, la Basilicata, la Puglia). Ecco perché penso che, se si votasse oggi, il Pd perderebbe colpi e si attesterebbe intorno al 30% (il valore storico del vecchio Pci), mentre la Sinistra Arcobaleno potrebbe anche tornare in Parlamento: per determinare questo esito, infatti, basterebbe che la metà di quanti hanno prestato il loro voto per «fermare Berlusconi» ritirassero il prestito, e decidessero di impiegarlo per garantire la sopravvivenza di una lista di estrema sinistra». Ricolfi prosegue poi il suo editoriale con un'avvertenza di cui i "berlusconiani" dovrebbero tenere conto:
«(...) la fiducia dell'elettorato di centro-destra in Berlusconi è sempre rimasta decisamente bassa, più o meno ai livelli cui era scesa alla fine del quinquennio 2001-2006. Ciò significa che il repentino e massiccio «spostamento a destra» che appare dai risultati elettorali (oltre 10 punti rispetto al 2006) non è il frutto dell'ennesimo innamoramento degli italiani per Berlusconi, bensì del fatto che il messaggio di Veltroni è risultato ancora meno credibile di quello del suo "principale competitore"».
Ma la conclusione, come è naturale, è riservata alla sinistra:
«Ci sarà tutto il tempo per capire come mai un popolo non certo entusiasta di Berlusconi ha preferito affidarsi per la terza volta a lui piuttosto che mettersi nelle mani di Veltroni. Per riuscire nell'intento, tuttavia, occorrerà dismettere del tutto la retorica dell'autoconsolazione, e cominciare a guardare in faccia i due dati fondamentali del voto del 13 aprile: il risultato della sinistra è stato un disastro, il "valore aggiunto del Pd" resta un teorema in attesa di dimostrazione». Ineccepibile. Anche se, a voler cercare il più classico dei peli nell'uovo, l'analisi di Ricolfi è un po' carente su almeno un punto: la superiorità strutturale del centrodestra (inteso nel senso più largo possibile) nelle dinamiche elettorali recenti del nostro paese. Chi scrive, aveva sostenuto questa tesi esattamente due anni fa, in un articolo pubblicato da Ideazione dopo la "sconfitta" della CdL alle politiche del 2006. L'articolo si intitolava, significativamente, "Anatomia di una maggioranza". Si tratta della stessa maggioranza strutturale di cui, nel 2006, molti avevano celebrato una prematura dipartita. Per poi, appena due anni dopo, tornare precipitosamente sui propri passi.
Fri, 25 Apr 2008 07:45:40 -0500
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Democrats

Thu, 24 Apr 2008 07:53:39 -0500
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Hillary vince, ma non ha i numeri
Poco meno di nove punti percentuali di vantaggio (54,3 contro 45,7); poco meno di 200mila voti di distacco; poco meno di quanto sarebbe servito, a Hilllary Rodham Clinton, per riaprire definitivamente la corsa per la nomination democratica. È questo, in estrema sintesi, il verdetto delle elezioni primarie in Pennsylvania. Un verdetto non conclusivo, che rischia di trascinare la "guerra civile" tra Barack Obama e Hillary Clinton fino alla convention di fine agosto che si terrà a Denver, a tutto vantaggio del "terzo incomodo", John McCain. Accolta dalle note rock di "I Won't Back Down" di Tom Petty, Hillary ha spiegato ai suoi sostenitori, nel comizio post-elettorale, che la vittoria è stata «very big» e «very sweet». Ma la larghezza e la dolcezza di questo successo potrebbero non bastarle, visto che Obama è ancora in testa in tutti i "fondamentali" che contano: ha più denaro a disposizione, ha vinto più stati, ha conquistato più voti e conserva ancora un buon vantaggio nel numero dei delegati (pledged e non).
Eppure, considerando che Obama nelle ultime settimane ha speso in Pennsylvania più del doppio della rivale, i numeri di Hillary nel Keystone State non sono affatto da sottovalutare. La Clinton ha, in pratica, ripetuto l'ottima performance di marzo in Ohio: ha dominato tra le donne bianche (+32%), gli over-65 (+26%) e i cattolici bianchi (+42%); è andata molto bene tra gli uomini bianchi (+12%), i protestanti bianchi (+16%), le persone con reddito inferiore ai 50mila dollari annui (+8%) e quelle senza diploma di laurea (+16%); ha confermato la propria superiorità rispetto a Obama tra gli elettori che si autodefiniscono "democratici" (+12%) e gli iscritti ai sindacati (+18%). Negli altri segmenti demografici - primi tra tutti i non iscritti ai sindacati, i laureati, i giovani e i benestanti - Obama si è difeso con onore. Riuscendo a vincere, come spesso gli è accaduto in questo ciclo elettorale, tra gli indipendenti (+10%) e tra gli afroamericani (+78%).
Presa coscienza del fatto che, con ogni probabilità, le sarà impossibile conquistare la maggioranza dei delegati per la convention di agosto (il "numero magico" sarebbe 2.025, e per ora Obama conduce 1.713 a 1.586), Hillary ha da tempo deciso di concentrarsi sui "superdelegati" espressi non tramite le primarie ma direttamente dal partito. Per tirarne dalla propria parte un numero sufficiente, però, deve convincerli di essere più "eleggibile" del rivale alle elezioni di novembre. E non sarà un compito facile, visto l'hype quasi messianico che circonda ormai la figura di Obama. Per riuscire nel suo intento, Hillary deve necessariamente demolire questa "narrativa" obamiama. E si spiega così, più che con il tentativo (fallito) di vincere in Pennsylvania con un margine ancora più largo, l'accelerazione impressa dalla sua campagna alle pubblicità negative contro il senatore junior dell'Illinois.
Un'accelerazione che ha scandalizzato gli editorialisti del New York Times (oltre alla solita Maureen Dowd), che temono come questa escalation dello scontro possa rivelarsi un prezioso regalo per le ambizioni presidenziali di John McCain. Ma Hillary non ha altra scelta (a parte quella, fantascientifica visto il suo carattere, di ritirarsi in buon ordine). Quella che il New York Times chiama «the low road to victory», però, qualche risultato lo sta ottenendo. John B. Judis, sul settimanale The New Republic, bibbia dell'Intellighenzia liberal statunitense, paragona Obama a George McGovern, simbolo della deriva sinistrorsa che condannò alla sconfitta i democratici nel 1972 contro Richard Nixon. Contemporaneamente, E.J. Dionne, sul Washington Post, si chiede se il senatore dell'Illinois sia più somigliante ai Kennedy (John F. o Robert, a scelta) oppure ad Adlai Stevenson, un altro "perdente di successo" che nel 1952 e nel 1956 uscì con le ossa rotte dai confronti con Dwight Eisenhower. Questi paralleli storici, oltre ad essere vagamente iettatori (per la sinistra americana) sono indicativi di un trend negativo d'immagine che non può non preoccupare per Obama.
Hillary, sia chiaro, non è ancora riuscita ad invertire la dinamica della corsa, che resta largamente favorevole a Obama. Ma può guardare con rinnovata fiducia alle prossime elezioni primarie in programma. In North Carolina (6 maggio) la folta comunità afroamericana dello stato garantirà senz'altro una larga vittoria ad Obama, ma la composizione demografica di Indiana (sempre il 6 maggio) e West Virginia (13 maggio) sembra invece molto più favorevole alla Clinton. Senza contare che, rispetto ai primi mesi di primarie, lo stesso elettorato di Obama sta - lentamente ma inesorabilmente - scivolando verso sinistra. In Wisconsin e Virginia, tanto per fare un esempio, il senatore dell'Illinois aveva battuto la Clinton tra gli elettori che si consideravano "moderati" o "abbastanza conservatori". In Pennsylvania, invece, è stata l'ex First Lady a dominare in questi segmenti, mentre Obama ha ricevuto la quantità maggiore di voti tra i "very liberal". Stessa dinamica per quanto riguarda gli elettori democratici più religiosi. I casi sono due. O Obama ha bruscamente cambiato il proprio profilo politico nelle ultime settimane. Oppure, ed è assai più probabile, gli elettori si sono gradualmente accorti di quali siano le reali posizioni di questo "Kennedy del XXI secolo".
(oggi su Liberal quotidiano)
Thu, 24 Apr 2008 04:27:40 -0500
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Tra i due litiganti, McCain gode
Barack Obama e Hillary Rodham Clinton continuano a darsele di santa ragione. John McCain ringrazia e si augura che la "guerra civile" interna alla sinistra americana continui per tutta l'estate. E' questo lo "stato dell'arte" delle elezioni presidenziali statunitensi nel giorno delle primarie democratiche in Pennsylvania. Primarie che, secondo gli istituti di ricerca, dovrebbero vedere l'affermazione dell'ex First Lady, in vantaggio di circa 6 punti percentuali nella media degli ultimi sondaggi. In questa media, però, convivono risultati assai diversi tra loro, perché si oscilla dai 3 punti di distacco registrati da Public Policy Polling ai 10 di Zogby e Suffolk, passando per i 5 di Rasmussen Reports e Mason-Dixon, i 6 di Survey Usa e i 7 di Strategic Vision.
Come ha spiegato bene John McIntyre su Real Clear Politics, non si tratta di semplici bizantinismi numerici, ma di percentuali che possono fare la differenza per il futuro della campagna elettorale democratica. McIntyre ipotizza cinque diversi scenari. 1) Obama vince in Pennsylvania: la corsa è definitivamente chiusa. 2) La Clinton vince in Pennsylvania, ma con meno di 5 punti percentuali di scarto: la corsa non è formalmente chiusa, ma di fatto è ormai segnata a favore di Obama. 3) Hillary vince con uno scarto tra i 6 e i 9 punti: rimane lo status quo, che naturalmente favorisce il front-runner Obama, soprattutto con la convention democratica che continua ad avvicinarsi inesorabilmente. 4) Hillary vince con 10-13 punti di vantaggio: la Clinton rimane l'underdog, ma le sue chance di vincere la nomination crescono considerevolmente. 5) Hillary vince con più di 14 punti di vantaggio: la corsa si trasforma radicalmente, con la Clinton che può iniziare a puntare ad una vittoria nel computo del voto popolare; in questo scenario, secondo McIntyre, può accadere di tutto. Anche che né Hillary né Obama riescano a conquistare la nomination del partito.
L'esatta proporzione della probabile vittoria di Hillary in Pennsylvania, insomma, potrebbe incidere - pesantemente - sui prossimi mesi della corsa verso la Casa Bianca. Anche perché, sullo sfondo del duello democratico, si staglia il profilo sempre più minaccioso di John McCain. Mentre Hillary e Obama continuano a scambiarsi reciprocamente accuse violentissime, in quello che somiglia sempre di più ad un incontro di wrestling non truccato, McCain cresce costantemente in tutti i sondaggi nazionali. Secondo il tracking quotidiano di Rasmussen Reports, McCain ieri aveva 5 punti percentuali di vantaggio su entrambi i candidati democratici. Ma, in ogni caso, non c'è più un istituto di ricerca in tutti gli Stati Uniti pronto a scommettere, come due o tre mesi fa, in una tranquilla passeggiata dei democratici alle elezioni di novembre. Come spiega il direttore di Roll Call, Stuart Rothenberg, su The Rothenberg Political Report, il senatore repubblicano dell'Arizona "sta diventando progressivamente più competitivo ogni giorno che passa". "E per i Repubblicani - scrive Rothenberg - una gara competitiva per la Casa Bianca è molto di più di quanto si aspettassero fino a qualche settimana fa, visto che tutti prevedevano una vittoria di proporzioni colossali per i democratici. Oggi, invece, un numero sempre maggiore di repubblicani (e anche qualche democratico) inizia addirittura a pensare che McCain possa vincere in novembre, attraendo una quantità sufficiente di democratici bianchi e giocando sull'inesperienza e sulle posizioni troppo di sinistra del senatore dell'Illinois".
Questo non significa, naturalmente, che la corsa per McCain sia ormai in discesa. Prima o poi, lo scambio di cortesie tra Hillary e Obama è destinato a finire, per lasciare spazio al fuoco di fila "unificato" dei democratici nei confronti del senatore dell'Arizona. Allo stato attuale, siamo davanti ad una sorta di "corsa a tre", in cui due candidati si insultano quotidianamente a tutto beneficio del terzo. Dopo la Pennsylvania, tra un mese, o addirittura dopo la convention di Denver di fine agosto, il partito democratico ritroverà magicamente la propria unità d'intenti nel fronteggiare la minaccia repubblicana (anche se "moderata" come quella rappresentata da McCain). E la dinamica della corsa potrebbe cambiare precipitosamente. Intanto, però, l'eroe della Guerra in Vietnam può approfittare del tempo che gli stanno graziosamente concedendo i suoi avversari democratici. Per evitare gli scontri da pollaio (si può dire "pollaio", o è razzista/sessista?) delle ultime settimane. E per consolidare la propria immagine di leader e il proprio status "presidenziale". McCain, insomma, può decidere il proprio ritmo preferito senza essere trascinato in dispute scelte da altri. Proprio quello che, per ora, Hillary e Obama non possono permettersi.
(domani su Liberal quotidiano)
Wed, 23 Apr 2008 19:49:24 -0500
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Grand Prix du Ballotage/2
Ci riferiscono dal Dipartimento Ippico di Varenne che Fan Idole du Retour sarebbe in testa nel Grand Prix du Ballotage di Roma. I suoi 40mila spettatori di vantaggio su Varenne du Littoire (che equivalgono a un paio di secondi di distacco) sarebbero, dunque, circa la metà di quelli accumulati durante il primo turno del Grand Prix. Ma l'aspetto più singolare di tutta la corsa è che la scuderia di Varenne vede in vantaggio Fan Idole du Retour, mentre quella di Fan Idole vede in vantaggio Varenne du Littoire. Tutti parlano di due secondi di vantaggio, insomma, ma non è chiaro chi sia in testa.
Tue, 22 Apr 2008 06:12:13 -0500
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Grand Prix du Ballotage
Pare, si dice, si mormora, che nel Grand Prix du Ballotage che si svolgerà a Roma nel weekend i due cavalli rimasti in gara - Varenne du Littoire e Fan Idole du Retour - siano molto, molto vicini. Qualcuno, addirittura, vede in leggero vantaggio Varenne du Littoire (il distacco sarebbe di un paio di secondi, secondo un organizzatore vicino alla scuderia Fan Idole): un risultato francamente impensabile soltanto una settimana fa.
Mon, 21 Apr 2008 08:27:43 -0500
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